Perché si sceglie la dispersione?
La scelta della dispersione delle ceneri in un luogo esterno al cimitero è un fenomeno in crescita. In Piemonte, dove la normativa ancora non la autorizza, quasi mille famiglie hanno scelto di conservare le ceneri dei loro defunti presso il Tempio Crematorio in attesa della legge. Le motivazioni e gli aspetti psicologici che sottendono a tale scelta sono ancora per molti aspetti inesplorati.
Nella maggior parte dei casi le famiglie richiedono la dispersione con l’intento di dare attuazione al volere del defunto, espresso in vita «in tempi non sospetti». Il desiderio risponde a bisogni differenti. Per alcuni la dispersione, soprattutto se immaginata in luoghi naturali, sembra connotare un’immagine romantica della morte, un ricongiungimento con la natura che permette di mitigare l’angoscia. Per altri esprime un bisogno di distinzione dalla tradizione, una scelta individualizzante e anticonformista. In entrambi i casi non vi è sempre piena consapevolezza delle implicazioni affettive per chi resta in vita.
Vi sono poi persone che immaginano la dispersione legata ai luoghi degli affetti e alle relazioni con chi resta: in questo progetto vi è un’attenzione maggiore per i familiari, che possono conservare un luogo di memoria condiviso. Occorre distinguere fra i nuclei in cui la scelta viene comunicata ai familiari e quelli in cui essa matura con i familiari: nel secondo caso si verifica uno scambio comunicativo più profondo.
Assumono particolare importanza il luogo e le modalità della dispersione. Se il cimitero è vissuto come «il luogo di tutti», quello della dispersione è invece un luogo personale, privato, rappresentativo della personalità del defunto. Talvolta il defunto esprime la volontà di essere disperso in modo da non lasciare traccia di sé (in mare o nell’aria): in tal caso non è possibile conservare un luogo di memoria, e può verificarsi un conflitto nei familiari tra il desiderio di assecondare la volontà del defunto e il bisogno di avere un luogo in cui «andare a trovare» il proprio caro.
Una menzione a parte merita la scelta di conservare l’urna cineraria presso la propria abitazione: essa elimina la distinzione tra mondo dei vivi e mondo dei morti e può, in alcuni casi, rendere più difficile il distacco emotivo. Gli aspetti psicologici della dispersione necessitano ancora, nel nostro paese, di approfondimenti. Tuttavia, quanto più la scelta viene maturata e discussa nel contesto familiare, tenendo conto dei bisogni di tutti, tanto più essa permette sia al morituro di stabilire il proprio destino post mortem e di sentirsi pensato, sia ai familiari di affrontare il delicato percorso di elaborazione del lutto.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2006, a firma di Désirée Boschetti.