Storia di un infanticidio
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Storia di un infanticidio

1 Gennaio 2006
2 min di lettura

Uccidere ed essere uccisi. La recente opera di Adriano Prosperi «Dare l’anima. Storia di un infanticidio» (Einaudi, Torino 2005) non si limita alla ricostruzione di un evento delittuoso, ma da esso trae spunto per sondare la sessualità, la maternità, la natura umana e la sua anima, la vita e la sua fine. Il libro si apre con la cronaca di una vicenda che ha come protagonista la parte più fragile dell’umanità: donne e bambini.

Lucia Cremonini, poco più che ventenne, povera, orfana di padre, senza marito, serva in casa altrui, il mattino del 5 dicembre 1709 partorisce e immediatamente uccide il suo bambino, frutto di una violenza carnale subita durante il Carnevale da parte di un giovane prete. Riconosciuta colpevole, verrà giustiziata pochi mesi dopo. Attraverso la sua vicenda lo studioso fornisce un quadro paradigmatico della sessualità, dello stupro, della gravidanza, della maternità e dell’infanticidio nella Bologna papalina d’inizio Settecento.

Prosperi offre un ampio quadro storico della soppressione volontaria dei figli, dall’antica Grecia ai primi cristiani, soffermandosi sui gruppi accusati del crimine — cristiani, ebrei, eretici e streghe — e in particolare sulla figura della levatrice. Infanticidio e disponibilità economiche appaiono un binomio costante almeno fino al XIX secolo, quando il minore diviene «il centro della famiglia» e il «futuro della nazione».

La seconda parte dell’opera si apre con un profondo interrogativo: l’anima di chi ha appena lasciato il ventre materno e, senza ricevere battesimo, subito muore, dove va? Prosperi ricostruisce le posizioni della Chiesa cattolica e le credenze popolari, dalle resurrezioni miracolose ai battesimi in utero, fino a un approfondito studio delle concezioni relative all’anima che attraversa tutta la cultura occidentale, da Platone ad Aristotele, da Agostino a Leonardo da Vinci.

Lucia venne condannata alla forca il 22 gennaio 1710; il suo cadavere non ricevette sepoltura, ma fu reso oggetto di studio per la pubblica anatomia. All’inizio del libro lo stesso notaio sembra accorgersi che la centralità della vicenda risiede nella perdita dell’onore, segnando erroneamente il nome di Lucretia al posto di Lucia, con un evidente rimando alla vicenda dell’eroina della Roma antica. Prosperi accenna a una «trappola», quella in cui cadde Lucia Cremonini. Esattamente come Lucretia.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2006, a firma di Paola Bizzarri.

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