Il fuoco di Cambry
Riti del Mondo

Il fuoco di Cambry

1 Ottobre 1995 · di Redazione Confini Magazine
4 min di lettura

Un seminario sulle rappresentazioni del corpo tra conservazione e distruzione. Il dibattito nella prima metà dell’Ottocento intorno alla cremazione nella Rivoluzione Francese.

Si è tenuto il 30 giugno a Torino, presso il Centro Studi Ariodante Fabretti, un seminario sulle rappresentazioni del corpo tra distruzione e conservazione. Al mattino, il tema è stato affrontato in una prospettiva diacronica con gli interventi di M. Tartari sul concetto di trasformazione del corpo, di D. Devoti sulla tradizione cristiana. M. Piantelli ha illustrato i riti di purificazione nel mondo indiano, mentre M. Sozzi ha presentato le concezioni di morte ed immortalità nel materialismo settecentesco. Infine A. Dieni ha parlato di alcuni aspetti della letteratura cremazionista dell’Ottocento. Il pomeriggio è stato dedicato ad una tavola rotonda organizzata per discutere un’ipotesi di ricerca interdisciplinare sui rituali funebri urbani a cui hanno partecipato G. De Luna, G. Ferrara, L.M. Lombardi Satriani, B. Zobel.

Tra le varie strategie funerarie utilizzate nel tempo per il trattamento del corpo, il fuoco è tra quelli che hanno avuto un grande potere di suggestione, legato com’è all’ambivalenza tra una funzione benefica e votiva (è il mezzo che trasporta agli dei le offerte degli uomini, che può trasportare nell’aldilà l’anima dei valorosi e dei puri) e quella espiatrice e trasformativa. Già prima della seconda metà dell’Ottocento possiamo rintracciare l’eco di un dibattito intorno alla cremazione nella Rivoluzione Francese.

Ci si pose qui, per la prima volta, l’obiettivo di costruire un rito funebre uguale per tutti e che garantisse memoria di ciascuno. Protagonista di quel dibattito fu Jacques Cambry, una figura emblematica che ci consente di analizzare i rapporti tra questi primi tentativi di riforma e il successivo sviluppo del movimento cremazionista. Cambry nasce nel 1749, viaggiatore filosofo, fa il giro del mondo tramite alcuni incarichi presso la Compagnia delle Indie. Viaggia molto anche in Europa, sia per interessi archeologici che per mandati governativi. Colleziona titoli accademici, si interessa di occultismo, si inizia al bramanesimo e fonda in Francia il «Monte Thabor», un misto di massoneria e druidismo. I membri di questa loggia celebreranno con solennità la sua morte, avvenuta nel 1807. Fonda anche l’Accademia Celtica, un circolo di «saggi iniziati», il cui scopo è «la dichiarazione di guerra a tutto ciò che è greco o latino, fede totale nella primogenitura celtica, priorità al recupero degli antichi usi nazionali».

L’Accademia deve ricostruire il substrato celtico-gallico presente massicciamente in Bretagna. Delle esperienze di viaggio restano molti suoi testi che lo renderanno famoso nell’Ottocento, in particolare il suo voluminoso «Viaggio nel Finisterre», che ha ben tre riedizioni nella prima metà del secolo. Aderisce alla rivoluzione e fa carriera: nel 1792 è Procuratore della Comune a Lorient, nel ’93 è compromesso nella rivolta federalista e riesce ad evitare la ghigliottina. Nel ’96 presiede l’Amministrazione Centrale del Finisterre. Nel 1800 è Prefetto dell’Oise. Sembra che due anni dopo perda il posto perché esita ad approvare il Concordato. Tuttavia in questi anni pubblica i suoi libri e poco prima di morire viene eletto Presidente dell’Assemblea Elettorale del Morbihan e candidato al Senato.

Da questi pochi dati si comprende perché Cambry proponga la cremazione: una bella congiunzione delle tradizioni celtiche (che la letteratura del tempo dichiarava «cremationiste») in funzione nazionalista, cioè anti romana, anti cristiana, e in un certo senso anti modernista, con le suggestioni orientaleggianti che i suoi viaggi, la sua antica inclinazione religiosa e il suo romanticismo non rendevano antagoniste al mondo celtico. A ciò bisogna aggiungere le suggestioni alchemiche ed esoteriche, che intessono molti suoi libri e i testi dei suoi amici. Questo fu il crogiuolo in cui si formò il nucleo del progetto Cambry e che è ben presente all’interno della letteratura cremazionista dell’Ottocento.

Il positivismo tuttavia reinterpreta questa galassia ideologica dentro il quadro del progresso, della fede nella scienza che libera, costituendosi come una specie di contenitore atto a consentire la sopravvivenza di una tradizione. È singolare come, a differenza delle innovazioni di questo secolo, l’idea di modernità ottocentesca, pur nata dalla grande frattura della Rivoluzione Francese, non contempli un abbandono radicale del passato, ma tenda ad integrare in una concezione romantica della storia elementi preesistenti insieme allo sviluppo tecnologico.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, ottobre 1995, a firma di Manuela Tartari.

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