Editoriale
Il primo numero dell’anno si apre con una riflessione del nostro Presidente, Luciano Scagliarini, che ribadisce con forza la natura ideale del fine perseguito dalla SOCREM. Non vi è dubbio che il successo delle nostre iniziative e il regolare incremento del numero dei Soci dipendono anche da questo costante richiamo alla cremazione come espressione del più profondo rispetto per la dignità di ogni essere umano.
In seconda battuta abbiamo voluto affrontare un problema di attualità scottante, quello delle unioni di fatto. Su di esse ferve un dibattito molto acceso, che attraversa gli schieramenti politici tradizionali. Per parte nostra siamo certi che i Soci riconosceranno volentieri che una coppia, comunque formata e strutturata (magari quella costituita da due anziani fratelli che decidono di trascorrere insieme l’ultima parte della loro vita), debba vedere riconosciuti alcuni diritti essenziali: per esempio in relazione alla casa, all’assistenza reciproca in caso di ricovero in strutture pubbliche, ai problemi connessi alla successione. Anche qui è in gioco il rispetto della dignità di ciascuno, e il rispetto delle scelte che ognuno in coscienza ritiene di dover compiere.
Uno spazio consistente di «Confini» è poi come sempre dedicato ai temi del morire e dei riti che lo accompagnano: si tratta di una riflessione che è nostro dovere proseguire e approfondire sempre, tanto più perché nel mondo di oggi la morte sembra diventata un argomento da evitare a ogni costo.
Infine due novità, di natura diversa, ma speriamo entrambe gradite: innanzitutto l’annuncio di un nuovo, significativo impegno della «Pagliani», che propone un’ampia serie di opportunità di viaggio, con lo scopo primario di favorire la conoscenza e l’aggregazione fra tutti i Soci. Poi, ad aprire una serie, il testo di un grande scrittore del passato, Guy de Maupassant, che racconta una sorprendente storia di cremazione ambientata nella Francia del secolo scorso. Narratore di grandissima suggestione, Maupassant dimostra di avere compreso il significato del nostro rito più e meglio di tanti contemporanei.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 1999, a firma di Redazione.