Editoriale
Quello che i lettori hanno fra le mani è il primo numero della nuova serie di «Confini», per l’esattezza la terza in oltre quattordici anni di lavoro. D’ora in avanti la rivista sarà semestrale e sarà inviata alle Socrem italiane, a quanti fra i loro soci ne faranno richiesta e a coloro che operano in tutta Italia nell’ambito dei servizi cimiteriali.
La diversa periodicità e la veste grafica rinnovata riflettono sensibili cambiamenti nei contenuti e nella loro organizzazione. In questa nuova versione la rivista è articolata in due sezioni: «Per una nuova cultura cimiteriale» e «Temi di discussione», a cui si aggiungono le pagine dei libri, i consueti notiziari della Fondazione A. Fabretti e della FIC e una pagina conclusiva di interventi. E affronta argomenti più circoscritti, in qualche misura più «specializzati», con un taglio rapido e informativo.
Le ragioni di questa scelta erano già state richiamate nello scorso numero: per l’associazionismo cremazionista, di cui «Confini» resta un’espressione, si stanno aprendo nuove prospettive di impegno, che richiedono l’assunzione di nuove responsabilità. La tradizionale battaglia per la diffusione nel nostro Paese della cremazione deve continuare, ma è giusto e necessario che le Socrem diano un qualificato e autorevole contributo ai tanti problemi che il settore cimiteriale e quello dei crematori si trovano oggi ad affrontare.
La sezione «Per una nuova cultura cimiteriale» è stata pensata per raccogliere interventi dedicati ai problemi specifici di chi opera in campo cimiteriale, in ambito pubblico e privato: questioni gestionali e operative, formazione professionale, architettura cimiteriale, rito, qualità dei servizi. In questo numero Giovanni Pollini fa il punto sulla legislazione nazionale e sulle normative regionali, Fabrizio Gombia analizza le criticità di un crematorio che non deve limitarsi a essere efficiente, Désirée Boschetti si sofferma sul tema della formazione degli operatori, Maria Angela Gelati ragiona sul Giardino del ricordo, Ambrogio Vaghi ritorna a parlare di donazione del proprio cadavere alla scienza e Gian Marco Vidor rievoca la nascita del cimitero moderno con il napoleonico editto di Saint-Cloud.
La sezione «Temi di discussione» è invece riservata ad argomenti di carattere più spiccatamente culturale o a temi che possono divenire oggetto di dibattito. In questo numero Giorgia Gatti compie un’originale ricognizione sulla presenza della morte nella musica popolare contemporanea, mentre Daniela Di Dio parla della necessità di strutturare iniziative e percorsi capaci di aiutare chi deve elaborare un lutto. Un’ultima segnalazione per la pagina delle riflessioni, a cui tutti sono invitati a contribuire: Gisella Gramaglia ha scritto sull’etica del comportamento nei cimiteri. «Confini» cerca così di riempire un vuoto di informazione e confronto sorprendente in tempi in cui le questioni di fine vita si affacciano sulle pagine dei grandi quotidiani e la normativa del settore appare in rapida evoluzione. Buona lettura!
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2008, a firma di Redazione.