Editoriale
Si è celebrato lo scorso dicembre il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. È stata l’occasione per molti bilanci, non sempre confortanti: in troppe parti del mondo i diritti fondamentali della persona continuano a essere quotidianamente calpestati. Eppure quel documento conserva intatta la sua forza, e resta un punto di riferimento ineludibile per chiunque abbia a cuore la dignità dell’essere umano.
A questo tema dedichiamo l’apertura del presente numero, con un intervento di Mario Dogliani che ne ripercorre il significato e l’attualità. Perché i diritti dell’uomo riguardano da vicino anche noi cremazionisti: la libertà di disporre del proprio corpo, di scegliere il modo in cui congedarsi dalla vita e di vedere rispettata tale scelta è parte integrante di quella dignità che la Dichiarazione pone a fondamento della convivenza civile.
Ci ha colpito, in questi mesi, la notizia della cremazione di John Fitzgerald Kennedy junior, scomparso tragicamente in un incidente aereo insieme alla moglie e alla cognata: le loro ceneri sono state disperse in mare, secondo una pratica che negli Stati Uniti è ormai largamente diffusa e accettata, e che da noi attende ancora un riconoscimento legislativo. È un segno dei tempi, e insieme un richiamo al cammino che ancora ci resta da percorrere.
Completano il numero un saggio sul rapporto fra musica e morte, una riflessione sulla cremazione nell’età della Rivoluzione francese, un ritratto di Paolo Gorini, e le consuete rubriche. Diamo infine notizia di un evento per noi di grande rilievo: la trasformazione del Centro Studi Ariodante Fabretti in Fondazione, che ne consolida e amplia la vocazione scientifica. A tutti i Soci, l’augurio di una buona lettura.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 1999, a firma di Redazione.