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1 Gennaio 2000
2 min di lettura

Questo primo numero di «Confini» dell’anno 2000 si presenta di particolare interesse per svariate ragioni. Innanzitutto, per l’intervista esclusiva concessaci da Indro Montanelli. Quello di Montanelli è un nome che non ha bisogno di presentazioni e non c’è neppure bisogno di dire che questo nostro grande giornalista è da sempre un campione di laicità. Forse, però, pochi sanno che Montanelli è un cremazionista convinto, per le ragioni che ci ha esposto con il consueto nitore.

D’altra parte Montanelli, proprio nei giorni in cui preparavamo questo numero, ha riaperto un dibattito importante e difficile, quello sul diritto alla morte. Il tema è scabroso e quando lo si affronta si incontrano sempre grandi resistenze. Parlare della morte significa parlare della vita, di ciò che la rende degna di essere vissuta, di quanto ciascuno di noi può considerarsi padrone di essa. Ritorneremo comunque presto sull’argomento, naturalmente al solo scopo di stimolare l’approfondimento e la riflessione. Il contributo dei lettori ci sarà fin da ora estremamente prezioso.

«Confini» ospita poi, in anteprima, una delle relazioni del convegno «La scena degli addii», organizzato a Torino nel settembre scorso dalla Fondazione Ariodante Fabretti. L’intervento che pubblichiamo è quello di Douglas J. Davies, uno degli studiosi più preparati e brillanti della storia della cremazione, e affronta il rapporto tra cremazione e identità.

Abbiamo quindi voluto arricchire il nostro ideale «Album di famiglia» con il racconto della cremazione di Shelley, il poeta inglese morto in Italia nel 1822; a guidare il rito fu un cerimoniere d’eccezione, un altro celebre poeta britannico, Lord Byron. Infine, prima di aprire la serie delle consuete rubriche (a cui se n’è aggiunta una, dedicata a Internet), abbiamo pensato di proporvi un singolare «elogio funebre», quello che la nipote di Rabin, il grande uomo politico israeliano, ha dedicato al proprio nonno. È un esempio, molto suggestivo, di come poche e semplici parole possano restituire con tutta la sua struggente ricchezza il ricordo di una persona cara.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2000, a firma di Redazione.

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