Aspetti etici e sociali della cremazione
Tanatologia

Aspetti etici e sociali della cremazione

1 Gennaio 2001
5 min di lettura

Intervento effettuato nel corso del convegno «La cremazione oggi», organizzato dal Comune di Bolzano, dalla Provincia autonoma e dalla Associazione altoatesina per la cremazione, tenutosi il 6 maggio 2000.

«Risponde ad una indiscutibile esigenza di civiltà — meglio, di ogni forma di civiltà — la prescrizione che i cimiteri, nessuno escluso, siano dotati di un luogo idoneo per celebrare i riti di ultima commemorazione.» Ho dato inizio alla presente breve riflessione sugli aspetti etici della cremazione con una citazione tratta dalle linee-guida della proposta di legge Bielli, poiché considero l’aspetto del rito di commiato e della consegna delle ceneri di centrale importanza per ogni dibattito che riguardi il tema della cremazione.

Non si può tacere, infatti, sui problemi che sono sorti presso gli impianti di alcune Amministrazioni Comunali, che dimostrano scarsa sensibilità per il rispetto dovuto al defunto e per il dolore dei parenti, quando i feretri vengono ricevuti come una «cosa» da trasformare e le ceneri vengono consegnate come un pacco, magari attraverso uno sportello. Quando si considera la cremazione solo una soluzione tecnica, una forma alternativa di smaltimento del cadavere, c’è il pericolo grave di creare — uso un’espressione dura ma eloquente — dei «cenerifici»: una barbarie nei confronti dello scomparso e dei parenti.

Sarebbe riduttivo considerare la cremazione soltanto come un mezzo per risolvere i problemi ecologici, o anche per affrontare i problemi cimiteriali. Oltre ai motivi economici e ai motivi pratici relativi allo spazio, vi sono ragioni profondamente etiche, che non vanno trascurate. In parte, queste ragioni sono le stesse che hanno ispirato nell’Ottocento i pionieri del messaggio cremazionista. La cremazione, come viene praticata oggi in Occidente, è un fenomeno moderno. Affonda storicamente le sue radici nella Rivoluzione francese, quando furono stesi i primi progetti di legge a favore di una liberalizzazione della cremazione, che da un millennio e mezzo era vietata. E, soprattutto, deve essere permessa in nome della libertà di scelta, libertà che, insieme all’égalité e alla fraternité, furono i valori che informarono la Rivoluzione francese stessa.

Va detto in primo luogo che in tutto l’Occidente contemporaneo il gesto vero e proprio di cremare un corpo non avviene in modo rituale, a differenza della cremazione orientale e indiana in particolare; il corpo viene affidato dai parenti a degli operatori, e nessuno se non gli addetti ai lavori può assistere alla vera e propria cremazione. Bisogna quindi che questo affidamento si svolga nella piena fiducia, da parte dei vivi, che coloro che eseguiranno la volontà del defunto e dei parenti siano preparati e sensibili, cioè permeati dalla cultura della pietas. E qui ci scontriamo con il primo problema, culturale, della scelta accurata e della formazione del personale che deve lavorare in un crematorio, a contatto quotidiano con persone in lutto.

Il ruolo del volontariato cremazionista è appunto di evitare che la cremazione sia praticata in modo incivile e inumano, e di fare in modo che diventi invece un esempio dell’affermazione di nuovi valori umani, spesso dimenticati: dall’esigenza di dare rilievo alla personalità del defunto, e al suo lascito culturale ed affettivo, fino al rispetto e alla solidarietà con il dolore dei parenti. Per i laici, come per le persone autenticamente religiose, esiste una sacralità della vita ed una sacralità della morte, senza la quale una società è votata ad una involuzione senza speranza.

La cremazione, per assumere una valenza etica oltre che pratica, deve essere accompagnata da un rito. Il che non significa che l’atto vero e proprio di cremare vada ritualizzato, ma che è auspicabile che sia celebrato, in tutti i crematori, quello che potremmo definire un «rito del commiato». In buona parte dell’Europa il rito del commiato è una tradizione ormai consolidata. Ogni crematorio, inglese od olandese, possiede una sala per il commiato, priva di orpelli e di simboli religiosi, in cui gli appartenenti ad ogni fede e ad ogni convinzione ideale o civile possono trovare il contesto per celebrare i propri riti.

Per questo la Società per la Cremazione di Torino ha approntato ormai da anni due cerimonie, una di commiato per prendere congedo dalle spoglie dei defunti, un’altra, più breve e familiare, per la consegna delle ceneri ai parenti. Entrambe le cerimonie hanno luogo al Tempio crematorio, presso il Cimitero Monumentale di Torino, e si svolgono per ogni funerale, gratuitamente e indistintamente per tutti i cittadini e non solo per i Soci.

Sul piano culturale, molto lavoro resta da compiere, per diffondere l’idea che la morte è un evento che fa parte della vita, e che è necessario dare pieno riconoscimento al lutto, al dolore e all’elaborazione che ne deve conseguire. Nel contempo occorre fare in modo che le dimore dei morti non siano più luoghi di afflizione e di sconforto, ma siano ambienti più sereni, ricchi di vita e di memoria. I crematori, in particolare, devono diventare i luoghi della serenità ritrovata. Noi siamo fieri di essere protagonisti di questa rivoluzione culturale, e intendiamo continuare a svolgere tale ruolo con tutta la passione e con tutta la dedizione di cui siamo capaci. È una disputa di civiltà e di progresso.

Luciano Scagliarini è Presidente della Società per la Cremazione di Torino (Ente Morale, fondata nel 1883) e componente il Consiglio Direttivo della Federazione italiana di cremazione.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2001, a firma di Luciano Scagliarini.

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