Il viaggio oltre la soglia
Riti del Mondo

Il viaggio oltre la soglia

1 Maggio 2002
2 min di lettura

Nei loro viaggi attraverso le culture, gli antropologi si sono imbattuti in una variegata molteplicità di riti, credenze e pratiche concernenti la morte. Già nei primi anni del ‘900, Robert Hertz, giovane e promettente antropologo francese, rifletteva sugli strani costumi funebri di alcune popolazioni del Madagascar e del Borneo. Ciò che aveva colpito Hertz era l’ampia diffusione di un particolare tipo di funerale che prevedeva una prima inumazione, una successiva esumazione mesi o anni dopo con il recupero delle ossa, e quindi un rito funebre conclusivo.

In molte società — ecco la proposta interpretativa dell’antropologo — la morte è concepita non come un evento istantaneo, ma come un lungo processo di trasformazione. Una metamorfosi che coinvolge i corpi, l’«anima» (supporto immateriale della persona) e la stessa società. Mentre i corpi subiscono la disgregazione delle carni, l’anima del morto intraprende un lungo cammino che si concluderà con il suo approdo nel mondo degli antenati. Allo stesso tempo la società vive un periodo di crisi, il «lutto», durante il quale i parenti del defunto seguono comportamenti inusuali.

Le analisi di Hertz suggeriscono che, a differenza di ciò che comunemente si pensa nella nostra società, vita e morte non sono ambiti rigidamente separati. Tra la vita e la morte non vi è un confine lineare e netto, bensì una soglia dai contorni sfumati. L’idea della soglia è coerente con l’ampia diffusione culturale del «viaggio» che l’anima intraprende al sopraggiungere della morte: un viaggio irto di pericoli, di prove iniziatiche, che richiede il superamento di fiumi, l’attraversamento di oceani pericolosi, il superamento di catene montuose impervie.

In alcune epoche e culture questo viaggio può prevedere un ritorno. Come Dante trovò ispirazione nel mondo dei morti per scrivere il suo capolavoro, così medium e sciamani si dicono «posseduti» dalle anime dei morti che ritornano per parlare dell’aldilà, per consigliare i viventi. E non si tratta solo di culture «esotiche»: i révenants tornarono spesso a visitare i vivi nell’epoca medievale, finché l’invenzione del Purgatorio non li confinò in uno spazio ben preciso, affidandoli alle cure dei fedeli che attraverso messe e offerte potevano accelerare il loro ingresso nel Paradiso.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2002, a firma di Adriano Favole.

Condividi questo articolo

Ancora da Riti del Mondo

Tanatologia

La morte positiva entra nella legge

Nel settembre del 2025 il New Jersey è diventato il quattordicesimo Stato americano ad autorizzare il compostaggio umano. Il corpo viene collocato in un contenitore insieme a materiali vegetali e, attraverso un processo…

Riti del Mondo

La donna del fuoco

Il fuoco venne acceso sotto una parete di granito, ai piedi del monte Hora, nell’attuale Malawi settentrionale. Per alimentarlo furono raccolti almeno trenta chilogrammi di legna secca e di erba. La pira occupava una…

Riti del Mondo

Il condominio degli antenati

Da qualche tempo Zhao osservava la porta sempre chiusa dell’appartamento vicino. Nessun rumore, finestre coperte, visite rare. Un giorno vide entrare alcune persone e riuscì a scorgere una stanza quasi vuota: due…

Lettere dai Confini

Articoli, letture, documenti d'archivio e appuntamenti per attraversare il presente da un'altra prospettiva.

Iscriviti alle Lettere →