Angelo Fortunato Formiggini
All’alba del 29 novembre 1938, in una Modena spettrale e avvolta nella nebbia, terminava tragicamente l’esistenza di uno dei più creativi, anticonformisti e, in definitiva, meno ricordati editori italiani del ‘900.
Nato il 21 giugno 1878 a Collegara, in una numerosa famiglia di origini ebraiche, Angelo Fortunato Formiggini avrebbe animato per almeno tre decenni — grazie a un’inesauribile energia intellettuale e organizzativa — il mercato editoriale italiano. Dopo gli anni del liceo, nel 1901, a 23 anni, si laurea in giurisprudenza presso l’ateneo modenese con una tesi incentrata su quell’aspetto, quello degli studi storici e di storia delle religioni, in qualche modo anticipava di alcuni anni l’una delle più interessanti collane cui avrebbe dato vita nel corso della sua attività, quella delle «Apologie».
Le sue idee, in breve tempo, e l’attività editoriale di Formiggini, sin dal principio caratterizzata da una vena di sagace ironia e di incomprimibile indipendenza e coraggio intellettuale, comincia a essere malvista dal regime fascista. Il movimento capeggiato da Mussolini, almeno in un primo tempo considerato in termini positivi da Formiggini sotto alcuni aspetti, inizia a mostrare il suo volto, fatto di violenza e di sopraffazione.
Nel mese di luglio il regime rende pubblico il Manifesto degli scienziati razzisti, pochi mesi dopo, le famigerate leggi razziali in funzione antisemita. La situazione della casa editrice, già resa invisibile da anni di crisi economica, precipita. Il luogo prescelto fu la Ghirlandina, la torre che sorge nel centro della amata Modena, dalla cui sommità, la mattina del 29 novembre 1938, l’editore si lasciò cadere. La salma di Angelo Fortunato Formiggini verrà cremata il 1° dicembre, come lui stesso aveva lasciato scritto alla moglie e all’amato figlio adottivo Nando.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2005, a firma di Luca Prestia.