«Confini», da sette anni una voce significativa del mondo cremazionista italiano
La rivista «Confini» è nata nel maggio 1995. Il direttore era il giornalista Silvano Costanzo. Ci si interrogò allora con passione sulle sue finalità, sull’intitolazione della sua testata, sul pubblico a cui era destinata. L’idea di fondo era quella di aiutare la diffusione della cremazione sottolineandone tutti gli aspetti culturali, etici e civili. Si pensò di chiamarla «Confini» per indicare non una barriera di separazione, ma una frontiera da attraversare, da percorrere con consapevolezza, affrontando il discorso sulla morte nella sua accezione più ampia.
A questi intenti di divulgazione si legò la scelta iniziale di privilegiare, tra i collaboratori, firme note e consolidate del giornalismo italiano: tra gli altri, Lietta Tornabuoni, Ferdinando Camon, Aldo Carotenuto, Paolo Guzzanti, Isabella Lattes Coifmann, Igor Man, Dacia Maraini, Vittorio Zucconi. Tutti furono sollecitati a confrontarsi con l’idea della morte, a partire da un tema che fosse particolarmente interessante per la loro sensibilità.
Dopo questo inizio pionieristico e i primi cinque numeri, nel gennaio del 1997 la rivista assunse un nuovo assetto, con una diversa veste grafica e un nuovo direttore, Ezio Quarantelli; i compiti originari di divulgazione si intrecciarono con quelli di rinsaldare il vincolo associativo tra gli aderenti alla SOCREM. Fu così che si diede più spazio ai temi ecologici, del volontariato, dei fermenti che percorrevano la società civile negli ambiti più vicini a quelli in cui operava il movimento cremazionista. Progressivamente, la rivista assunse una identità sempre più definita, giovandosi pure degli apporti culturali che provenivano dall’attività della Fondazione Fabretti. In questa fase si avviarono anche una serie di riflessioni sulla morte e sulla cremazione che coinvolsero personalità di rilievo come Gianni Vattimo, Tullio Regge, Indro Montanelli, il quale proprio a «Confini» (gennaio 2000) rilasciò le sue ultime dichiarazioni su un argomento che lo aveva sempre appassionato.
Questo percorso ci ha condotti all’attuale assetto di «Confini»: la rivista ha assunto come riferimento una dimensione compiutamente nazionale, senza però perdere la sua originaria identità. Ed è diventata così una delle voci più autorevoli del panorama cremazionista italiano.
I problemi che assillano il mondo della cremazione non possono essere affrontati solo ed esclusivamente in una ottica localistica. Il binomio cultura/cremazione deve essere declinato in tutti i suoi aspetti anche e soprattutto in quelle zone (il Sud) dove la scelta cremazionista stenta a imporsi con tutta la sua carica di valori etici e civili. E questo è l’impegno che oggi segna l’identità di «Confini».
Desideriamo ringraziare i lettori di Confini di ogni parte d’Italia che, attraverso la diffusione di questa rivista, collaborano attivamente alla divulgazione dell’idea cremazionista.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2003, a firma di Redazione.