Editoriale
Rieccoci a voi dopo una lunga e calda estate, che ci ha dimostrato quanto siano fragili i meccanismi che organizzano la nostra vita associata. Qualche grado in più rispetto alle medie stagionali è bastato perché le riserve idriche diminuissero in modo allarmante, fosse minacciato un black-out energetico e le persone più fragili ed esposte – gli anziani, gli ammalati – rischiassero, e qualche volta perdessero, la vita.
Abbiamo perciò voluto aprire «Confini» con due riflessioni in certo modo in tema: la prima riguarda l’incremento esponenziale della popolazione mondiale (e l’aumento della vita media); la seconda, invece, il problema delle malattie epidemiche come la Sars, che sembrava debellata, ma forse – è notizia di questi giorni – sta riprendendo il suo cammino. Nessuno possiede una ricetta davvero ed efficace per il governo del pianeta, ma è indubbio che l’informazione e il dibattito su questi argomenti dovrebbero essere di migliore qualità.
Sempre sul filo dell’attualità corre il contributo di Adriano Favole che, da antropologo, ha provato ad analizzare un fatto che ha turbato il mondo intero, scatenando discussioni molto vivaci: l’esposizione del corpo morto dei due figli di Saddam Hussein catturati e uccisi dalle truppe americane.
L’ultimo pezzo su cui vogliamo richiamare la vostra attenzione è quello di una «grande firma» del quotidiano «La Stampa», Filippo Ceccarelli. Autore di un gustosissimo libro uscito da appena qualche mese («Il teatrone della politica», Longanesi), Ceccarelli ci racconta che cosa esattamente è e come nasce un «coccodrillo», cioè quello speciale tipo di articolo che i giornali commissionano e poi archiviano per utilizzarlo al momento della scomparsa di un personaggio illustre (un politico, uno scrittore, un artista, un intellettuale).
Due osservazioni aggiuntive a chiusura di queste note: come alcuni lettori avranno notato, dal numero scorso «Confini» è edito dalla Fondazione A. Fabretti, che del resto da tempo collaborava alla sua realizzazione. Questo legame più stretto permetterà senz’altro alla rivista di acquisire ancor maggiore autorevolezza. Infine, come vedrete, da questo numero cambia, almeno in parte, la «politica» iconografica di «Confini». Abbiamo infatti pensato che potesse essere interessante proporre ogni volta una scelta di immagini tematicamente omogenee, tali da costituire una sorta di percorso all’interno di un’iconografia, di un genere di pittura, di un’epoca della storia ecc. Cominciamo con una classica selezione di nature morte. Se i lettori però desiderassero «esplorare» con noi qualche tema in particolare, non esitino a farcelo sapere.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2003, a firma di Redazione.