Editoriale
Questo numero di «Confini» è molto ricco di contenuti legati ai problemi che ci appassionano e motivano da sempre la nostra riflessione.
In apertura i lettori troveranno una sintetica ricostruzione di una vicenda che ha occupato nei mesi scorsi le pagine dei giornali, anche nazionali: il programma di esumazioni messo in atto dal Comune di Torino allo scopo di recuperare spazio nei cimiteri cittadini. Le modalità di esecuzione del provvedimento hanno suscitato parecchie polemiche e, soprattutto, hanno messo in luce una serie di questioni organizzative e culturali con cui dovranno confrontarsi, prima o dopo, tutte le amministrazioni italiane.
Per fortuna, e con vantaggio di tutti, la cremazione e le pratiche a essa connesse guadagnano terreno in diverse parti d’Italia, sia dal punto di vista del riconoscimento normativo, sia da quello della diffusione: l’esperienza dell’Emilia-Romagna, che ha recentemente varato una legge regionale decisamente all’avanguardia, e quella della provincia di Bolzano, dove le cremazioni hanno superato la soglia del 50 per cento rispetto ai decessi, lo dimostrano.
Ci è sembrato poi necessario riprendere un intervento del filosofo Emanuele Severino pubblicato dal «Corriere della Sera» che, nonostante l’indiscussa autorevolezza dell’autore, merita un certo numero di precisazioni e chiarimenti. La sezione culturale di «Confini» si apre con un pezzo di Adriano Favole che riflette sui problemi provocati dai cosiddetti doppi funerali. Cristina Vargas ci invita a ragionare sulla violenza: quando essa oltrepassa un certo limite, l’obiettivo non è più la vittoria, ma l’annichilimento del nemico e la distruzione di qualunque elemento simbolico e rituale che ne richiami l’umanità. Infine Angela Donna ci propone una riflessione su Emily Dickinson, la grande poetessa americana, attraverso la quale il tema della morte attraversa come un filo rosso tutta la sua esistenza e la sua intensa e struggente ricerca poetica.
Per concludere, una nota sull’iconografia del numero: questa volta è tutta riservata a un grande artista rinascimentale, Albrecht Dürer. Di lui molti conoscono le celeberrime incisioni, ma forse sono meno noti la sua attività pittorica e il suo straordinario talento di disegnatore.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2005, a firma di Redazione.