Editoriale
Il primo lustro del nuovo millennio non è stato facile. La complessa situazione internazionale, la crisi economica che ha investito l’Europa, le sfide che il progresso della scienza e quello della tecnologia ci propongono ogni giorno hanno contribuito a renderci incerti e inquieti, come da tempo non ci capitava di essere. Eppure è anche in momenti come questi che si maturano nuove sensibilità e si elaborano nuove idee.
Per quanto ci riguarda, nell’anno che ci attende continueremo a compiere un rigoroso lavoro di informazione sui grandi temi che da sempre accompagnano e qualificano il movimento cremazionista: la riflessione sulla morte, la battaglia per il rispetto della dignità di chi muore, la ricerca di una ritualità laica che accompagni il defunto e aiuti l’elaborazione del lutto da parte di chi resta.
La cremazione ha raggiunto un livello di diffusione che soltanto qualche anno fa era difficile immaginare. È però fondamentale che a essa si accompagni la cultura cremazionista, la sola in grado di evitare che questa antica e nobile pratica si trasformi in una semplice operazione di smaltimento. La battaglia «politica» per la cremazione un giorno sarà vinta, ma quella culturale resterà sempre aperta.
Proprio in questa prospettiva abbiamo voluto dedicare uno spazio speciale in questo numero alla questione della dispersione delle ceneri. La possibilità di decidere liberamente la sorte del proprio corpo appare a tutti noi un diritto fondamentale. A esso, però, è giusto accostare l’esigenza che i sopravvissuti possono manifestare di un luogo in cui proiettare e fissare il proprio lutto. Il cimitero è sempre stato il luogo della memoria, personale e collettiva, quindi anche il luogo in cui si elabora una parte significativa dell’identità civile e culturale di una comunità.
Non abbiamo una risposta da dare, anche perché in questo ambito solo la coscienza dell’individuo può essere un buon giudice. Non vi è dubbio però che è necessario sviluppare su questo argomento un dibattito più vasto di quello che finora si è prodotto: non per limitare l’applicazione di un diritto inalienabile, ma per conseguire una più lucida consapevolezza riguardo alla posta in gioco.
Come sempre, i lettori troveranno molti altri argomenti sviluppati nelle pagine di «Confini»: dall’attualità della guerra in Congo al futuro del volontariato cremazionista, a un’ampia riflessione sul ruolo della donna e sulla maternità nei secoli passati, al Requiem tedesco di Brahms, una delle pagine più alte di questo grande musicista. A tutti, buona lettura!
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2006, a firma di Giovanni De Luna.