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1 Maggio 2006
2 min di lettura

In questo numero esiste un tema forte, divenuto centrale anche nel dibattito culturale che si svolge al di fuori degli ambienti cremazionisti. Come può e deve avvenire la fine della vita, sia dal punto di vista di chi ci lascia, sia da quello di chi resta? Chi decide che cosa, e come? Quanto deve partecipare la collettività?

Il problema più scottante è evidentemente quello dell’eutanasia, ma non è il solo. La possibilità di far disperdere le proprie ceneri pone una serie di questioni di cui non eravamo pienamente consapevoli quando vigeva il divieto di farlo: quali sono le motivazioni di una simile scelta, come possono essere accolte da chi ci sopravvive, come è possibile far condividere ai nostri cari una scelta che in apparenza rende la separazione ancora più definitiva?

Poi: la scelta della cremazione pone un numero sempre maggiore di persone di fronte a una serie di «passaggi» — la consegna del feretro al Tempio Crematorio, la riconsegna delle ceneri — che richiedono un luogo adeguato e una ritualità efficace, capace di integrare i valori religiosi e morali di tutti e, se possibile, partecipata. Ciò serve a garantire il rispetto della dignità del defunto e ad avviare quel complicato processo di elaborazione del lutto che riguarda i sopravvissuti. Il Movimento cremazionista, e alcune Socrem in particolare, hanno lavorato molto seriamente su questo tema. Ora è opportuno che la riflessione e il dibattito si allarghino.

Infine: la società sempre più urbanizzata e parcellizzata in cui viviamo ci garantisce una straordinaria libertà di pensiero e di comportamento, ma ci condanna a un isolamento e a una solitudine crescenti. Come è possibile in questo contesto affrontare l’esperienza del lutto? Quale supporto la collettività può offrire ai dolenti? L’intervento di Désirée Boschetti e i due pezzi di Marina Sozzi — che dalla sua postazione di direttrice scientifica della Fondazione Fabretti ha maturato una speciale competenza su tali argomenti — cercano di offrire una prima serie di risposte.

Questo numero di «Confini» è per altro forte e omogeneo anche nella sezione «Cultura», che ospita due interessanti rassegne dedicate alla cremazione nel cinema (Michele Marangi) e alla morte nelle arti plastiche (Carlo Nonnis). Nonostante continui a esistere un certo tabù sociale nei confronti della morte, sono sempre più numerosi gli ambiti e le occasioni in cui si sceglie di parlarne. E questo anche grazie a cocciuti idealisti come noi.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2006, a firma di Redazione.

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