Editoriale
Prosegue in questo numero la nostra riflessione sull’eutanasia e sui temi a essa correlati, in primo luogo il testamento biologico. I giornali hanno dedicato e dedicano a questi argomenti molta attenzione —anche sollecitata dal caso di Piergiorgio Welby, giunto nelle settimane scorse al suo triste epilogo—, ma si tratta di questioni straordinariamente complesse ed è difficile formarsi opinioni univoche.
È indubbio che una parte dell’opinione pubblica — soprattutto quella che si esprime attraverso i media, e comunque molti circoli intellettuali e alcuni gruppi politici — sembra oggi favorevole a una qualche forma di riconoscimento e di regolamentazione dell’eutanasia e sicuramente all’approvazione di una norma che dia efficacia al cosiddetto testamento biologico.
Nel discorso «pubblico» forse soltanto la Chiesa cattolica ha assunto posizioni di netta esclusione nei confronti dell’eutanasia, mentre non si è ancora pronunciata sul testamento biologico (anche se alcuni prelati, intervenendo a titolo personale, non l’hanno escluso). Ma cosa pensa l’Italia profonda dell’eutanasia? L’impressione è che la grande maggioranza degli italiani nutra una legittima paura. Paura di scelte che sembrano più grandi di noi e delle responsabilità che possiamo assumerci.
Il movimento cremazionista si sente ovviamente toccato da questo dibattito e si è già espresso, da più parti, a favore del testamento biologico, poiché prolungare la vita significa, talvolta, prolungare soltanto l’agonia, violando il sacrosanto diritto di tutti a una fine dignitosa, ora che — con gli attuali mezzi terapeutici — il concetto di morte naturale (come fa notare Michel Vovelle) si sta facendo sempre più sfumato.
Esso non può e non deve assumere una posizione ufficiale riguardo all’eutanasia, ma sicuramente può e deve invitare all’approfondimento, al sereno confronto delle idee, alla riflessione pacata, alla lenta maturazione di un’opinione da parte della coscienza di ciascuno.
In questo numero i lettori potranno farsi un’idea della legislazione olandese, spesso citata, ma poco conosciuta; approfondire il tema del testamento biologico, di grande attualità; conoscere il pensiero (non perfettamente omogeneo) delle Chiese cristiane, che sono una presenza importante e degna di ascolto della nostra società. Ci auguriamo che tutto ciò serva — vi serva e ci serva — per compiere un giorno scelte meditate.
Da questo numero la direzione di «Confini» viene assunta da Luciano Scagliarini, che della rivista è stato il fondatore ed è rimasto sempre il «nume tutelare». Giovanni De Luna ha infatti chiesto —a causa dei crescenti impegni scientifici e accademici— di continuare la sua collaborazione in altra forma. Ha promesso di non farci mancare il suo prezioso contributo di idee e naturalmente i suoi densi e stimolanti interventi, come già in questo numero.
Da parte di tutta la redazione e, sicuramente, dei lettori, grazie allora a Giovanni De Luna per quanto ha fatto e farà, e un augurio di buon lavoro a Luciano Scagliarini.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2007, a firma di Redazione.