Editoriale
Questo numero di «Confini» si apre con un pezzo di Marco Novarino dedicato a una questione importante, ma ignorata dai più: la possibilità di offrire il proprio corpo morto alla ricerca scientifica. L’idea che un cadavere sia manipolato, tagliato, sezionato, provoca — non c’è dubbio — un forte turbamento. La violazione post mortem della sua integrità non sembra compensata dal vantaggio immediato che qualcuno potrà trarne, come invece accade nel caso della donazione di organi a fini di trapianto.
Eppure offrire il proprio corpo alla ricerca scientifica può essere altrettanto utile. Aiuteremo infatti la ricerca, soprattutto quella mirata a individuare nuove tecniche chirurgiche, e aiuteremo i futuri medici a fare pratica, cioè a conoscere l’anatomia dell’uomo dal vivo. In Italia l’attuale normativa non incoraggia questo tipo di donazione, ma le cose dovrebbero cambiare: vi è una proposta di legge in tal senso ed è dunque importante cominciare a parlarne in modo aperto e sereno.
Il secondo tema che abbiamo voluto affrontare è di nuovo quello delle scelte di fine vita, con tutta la gamma delle possibili gradazioni: dal rifiuto delle terapie, al cosiddetto testamento biologico, all’eutanasia vera e propria. Abbiamo scelto di ritornare sull’argomento con un testo davvero speciale, e cioè la lettera inviata da Piergiorgio Welby, nel settembre 2006, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Welby è morto, come desiderava, e le sue parole — soprattutto oggi, quando l’emotività non ha più il sopravvento — meritano di essere lette e meditate.
La sezione Cultura arricchisce il numero con una nota grave, ma di particolare suggestione. Alludiamo alla «Musica funebre massonica», composta da Mozart nel 1785, a cui dedica un puntuale intervento Alberto Basso, studioso di grande competenza e fama. Merita infine una citazione l’accurata recensione che Antonella Reffieuna ha dedicato al libro di Silvia Bonino, Mille fili mi legano qui. Vivere la malattia.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 2007, a firma di Redazione.