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1 Settembre 2007
2 min di lettura

Come i lettori ricorderanno, a maggio abbiamo pubblicato un articolo sulla donazione del proprio cadavere alla scienza. Il tema è stato molto apprezzato e molti ci hanno chiesto di affrontare il problema dei trapianti. È un soggetto su cui interveniamo volentieri perché il trapianto è ormai diventato l’intervento risolutivo di molte gravi patologie. In questo campo l’Italia vanta una posizione di tutto rispetto: terza per numero di interventi, è forse prima per «qualità».

Resta un problema di fondo: i donatori non sono in numero sufficiente in rapporto alle necessità e le liste di attesa si fanno lunghe, qualche volta purtroppo letali. È importante che la donazione di organi venga incoraggiata, in primo luogo informando in modo completo e corretto i cittadini.

Il nucleo forte di questo numero è però rappresentato da una riflessione sui cimiteri e sui riti che accompagnano la morte. Essi sono divenuti la «cartina di tornasole» di una serie di questioni, che riguardano sia la concezione del morire nella società contemporanea, sia il problema della memoria, sia il futuro delle nostre società, multiculturali e multireligiose. Se la morte viene negata, rimossa, cancellata, sarà difficile per qualsiasi società costruire una memoria capace di sviluppare l’identità collettiva.

Ormai è sempre più chiaro: essere laici non significa essere indifferenti e tanto meno spogliarsi della propria storia e dei propri valori. A questo proposito dobbiamo salutare con soddisfazione la conclusione — si direbbe definitiva — della vicenda giudiziaria che ha avuto come protagonista il dottor Mario Riccio, il medico anestesista che ha interrotto la ventilazione artificiale a Piergiorgio Welby: secondo il giudice aveva il dovere di assecondare la volontà del malato.

Merita una segnalazione il corredo iconografico del numero: si tratta di avori assiri, provenienti dall’Iraq e parte delle collezioni del Museo di Baghdad. La loro qualità non si discute, ma li abbiamo pubblicati soprattutto per rendere omaggio alle antiche e raffinate culture di una terra senza pace.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2007, a firma di Redazione.

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