I Valdesi e Torino: una storia di odio e amore
«Per noi Torino è sempre stata una città nemica, la città di un potere rispettato ma temuto, costantemente repressivo e, talvolta, ciclicamente distruttivo — racconta il pastore Giorgio Bouchard —. È da Torino che parte il massacro delle cosiddette Pasque Piemontesi e passa da Torino l’ordine, arrivato da Versailles, del massacro del 1686 in cui muore metà dei Valdesi. Questa è l’immagine che avevamo della città nei secoli difficili.»
«Poi, nel ‘700, inizia ad arrivare la borghesia europea, i banchieri e gli imprenditori svizzeri che cominciano ad abitare la città. Come a Trieste, Bergamo e Livorno, anche a Torino si formano colonie di protestanti. Il primo, vero grande momento di libertà per noi, come per gli Ebrei, è la rivoluzione francese: il quindicennio napoleonico ha rappresentato l’occasione per la prima grande emancipazione. Poi però arriva la restaurazione, che tende a ricacciarci nella situazione precedente.»
«Da metà ‘800 cambia radicalmente il rapporto tra noi e la città. Proprio nel 1998 ricorre il centocinquantenario di quel 1848 in cui Carlo Alberto ci concede la libertà di culto e pieni diritti. Tra il ’48 e il ’49 la comunità prende definitivamente forma. Una nuova era il cui simbolo è il tempio, e dieci anni prima del tempio era sorto l’ospedale. Il risultato del cammino intrapreso allora è che qui, oggi, abbiamo la più grossa chiesa valdese d’Italia, ed è la città in cui i Valdesi sono più visibili.»
«Nel ‘900 Torino è rimasta per noi una città interessante: all’inizio del secolo diventa con Genova e Milano una punta del triangolo industriale e molti imprenditori sono protestanti. Poi ai Valdesi ha interessato la Torino di Piero Gobetti. Durante la resistenza i due terzi dei nostri erano di Giustizia e Libertà, e il primo gruppo della resistenza nasce a Torre Pellice in ambienti valdesi. Abbiamo amato la Torino di Gobetti, di Bobbio; e la Torino di Carlo Levi, di Natalia Ginzburg, di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio.»
«In fondo Torino la amiamo e ci pare di essere amati, anche perché sotto sotto, Sindone a parte, è una città abbastanza laica. Quando il Concilio Vaticano II ha esteso anche all’Italia il movimento ecumenico, a Torino si è avviato un dialogo notevole, diventato negli ultimi 35 anni molto intenso. Sulla Sindone ci siamo scontrati, ma ogni vero amore è fatto di verità prima che di cortesia.»
[L’articolo è accompagnato dal riquadro «I Valdesi e la cremazione», in cui Bouchard osserva come tra i protestanti la cremazione sia molto diffusa e priva di ostacoli teologici — «la cremazione ha il vantaggio di segnare il distacco, di chiarire il messaggio che il corpo è per questo tempo» — e dalla scheda «Da Valdo a oggi», che ricostruisce la vicenda di Pietro Valdo e la storia del valdismo dal Medioevo all’età contemporanea.]
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 1998, a firma di Luca Iaccarino.