Il fuoco della Rivoluzione
La storia della cremazione moderna ha le sue radici in un’epoca precisa: quella dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese. È in quegli anni di sconvolgimenti e di rifondazioni che l’idea di restituire al fuoco i corpi dei defunti torna a circolare in Europa, dopo secoli di oblio imposti dall’egemonia cristiana dell’inumazione. A questo capitolo affascinante è dedicato il recente volume Il sonno e la memoria. Idee della morte e politiche funerarie nella Rivoluzione francese, curato da Marina Sozzi e Charles Porset per i tipi di Scriptorium/Paravia, nell’ambito delle iniziative del Centro Studi Ariodante Fabretti.
Nella Francia del tardo Settecento il problema dei morti era anzitutto un problema di salute pubblica. I cimiteri urbani, e in particolare i grandi sepolcreti parigini come quello degli Innocenti, erano divenuti focolai di infezione, sovraccarichi di cadaveri, esalanti miasmi ritenuti pericolosi per i viventi. Igienisti, medici e amministratori si interrogavano su come riformare le pratiche funerarie. In questo contesto, la cremazione si presentò ad alcuni spiriti illuminati come una soluzione razionale: pulita, rapida, capace di restituire alla natura ciò che alla natura apparteneva.
Ma la riscoperta del rogo non fu soltanto una questione igienica. Essa si caricò di valenze ideologiche e simboliche. Il riferimento all’antichità classica — alla Grecia e alla Roma repubblicana, che cremavano i loro morti — era congeniale a una cultura che cercava nell’antico i modelli per la rifondazione della società. Bruciare i corpi significava recuperare la dignità severa degli antichi, sottrarsi alla superstizione, affermare il primato della ragione sulle credenze tradizionali. La cremazione divenne così, per alcuni, un emblema della nuova era.
Il volume curato da Sozzi e Porset documenta ampiamente questo dibattito, raccogliendo testi, progetti e proposte dell’epoca. Emerge un quadro vivace e contraddittorio: accanto a fautori entusiasti, vi furono resistenze tenaci, legate al sentimento religioso ma anche al peso delle consuetudini. La cremazione, in fondo, restò allora più un’idea, un progetto, un oggetto di discussione, che una pratica diffusa. Dovranno passare ancora molti decenni, e si dovrà attendere la seconda metà dell’Ottocento, perché il movimento cremazionista assuma la forma organizzata e militante che noi conosciamo.
Tuttavia, il seme era stato gettato. Le idee elaborate negli anni della Rivoluzione — la cremazione come pratica igienica, razionale, civile, alternativa laica all’inumazione confessionale — sarebbero state riprese e sviluppate dai cremazionisti del secolo successivo. In questo senso, la stagione rivoluzionaria rappresenta un momento fondativo, una sorta di preistoria gloriosa del movimento. Conoscerla significa comprendere meglio le origini ideali di una battaglia che è anche la nostra.
L’uomo? È una macchina sapiente. Tra le figure che animarono il dibattito illuminista sulla natura del corpo e della vita merita una menzione Antoine Gouan (1733-1821), naturalista e medico di Montpellier. Erede della tradizione materialistica che attraversa il secolo dei Lumi — da La Mettrie, autore del celebre L’homme machine, in poi — Gouan concepiva l’organismo umano come un meccanismo mirabile, retto da leggi naturali conoscibili e indagabili con gli strumenti della ragione. In questa visione, la morte non era che la cessazione del funzionamento della macchina, e il corpo, una volta spento il soffio vitale, tornava a essere pura materia, da restituire al ciclo della natura. È una concezione che, pur nella sua radicalità, prepara il terreno all’idea cremazionista: se il corpo è materia, nulla osta a che il fuoco lo riconduca ai suoi elementi.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 1999, a firma di Achille Ardigò.