Nel mondo delle vedove
È da un anno, ormai, che siamo in viaggio. Alla ricerca dei confini. Abbiamo già sfiorato isole e continenti sui quali, forse, ritorneremo in futuro. E ad ogni numero, ad ogni tappa del percorso, i nostri compagni di viaggio sono aumentati. Ora, siamo una folla.
Sulla rotta che conduce a esplorare il tabù della morte, abbiamo incontrato uomini e donne pronti non solo a seguirci, ma, spesso, anche a consigliarci la strada da percorrere. Un aiuto prezioso, perché insieme si viaggia più sicuri e si arriva più lontano.
Anche il sentiero che affrontiamo in questo numero ci è stato, in parte, indicato dai lettori. È un sentiero che porta a un «confine» in apparenza vicino e conosciuto, quello del binomio «donna e morte». Un tema immenso. Un continente nel quale è fin troppo facile perdersi.
Noi abbiamo scelto di esplorare un territorio nel quale sembra si stiano verificando cambiamenti significativi. Quello della «sopravvivenza». È per questo che le protagoniste del numero attuale di «Confini» sono le vedove.
Che nella nostra società le donne sopravvissute ai mariti siano sempre più numerose, lo dicono le statistiche e i nostri occhi. Ma come sia cambiato il loro rapporto con la morte, con il lutto, con la solitudine; come affrontino la vita che continua, con quali mezzi, con quali speranze; con quali occhi la guardino; come siano cambiati i vincoli sociali, gli stereotipi che da sempre hanno avvolto le figure delle vedove, questo volevamo capire, o almeno cominciare a farlo.
Abbiamo chiesto collaborazione a sociologi, a psicologi, a storici per avere dati e interpretazioni. Ci siamo rivolti a grandi giornalisti, per farci descrivere i cambiamenti di costume. Abbiamo raccolto storie di scrittori famosi, per rivivere emozioni. E ci siamo inoltrati, per brevi tratti, anche su sentieri diversi. Nel continente del binomio «donne e morte», abbiamo incontrato i casi delle madri disposte a morire per far vivere i loro figli. E quelli opposti, dove si uccide per amore, per egoismo, per ignoranza.
Mille altre cose ci sarebbero ancora da dire, mille altri sentieri da percorrere. Lo sappiamo: la rotta che abbiamo intrapreso conduce in un numero infinito di porti. Non potremo raggiungerli tutti. Qui ci basta cominciare a tracciare una mappa, a disegnare dei confini. Non pretendiamo di insegnare la strada. Vi chiediamo di percorrerla insieme.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 1996, a firma di Silvano Costanzo.