Paola Levi Montalcini, una voce importante dell’arte italiana del ‘900
L’artista Paola Levi Montalcini nasce a Torino nel 1909, gemella della futura scienziata Rita. Allieva di Felice Casorati, a partire dalla fine degli anni ’20 lavora a contatto con il gruppo di Andrea Bai, Giorgina Lattes, Mario Bionda, Nella Marchesini, Daphne Maugham. La sua attività artistica inizia con la produzione di dipinti figurativi. Giorgio De Chirico, nella sua monografia del 1939, scrive che la Levi Montalcini «costruisce la sua opera dalle fondamenta, che vuole solide e resistenti».
Da questo primo periodo inizia un percorso di ricerca espressiva in bilico tra il razionalismo e l’irrazionalismo, che la porta a esporre, nel 1931, alla prima Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma, dove conosce l’opera di Italo Cremona. Si manifesta un’ansia per antitesi e antinomie che la avvicinano all’astrazione e al surrealismo, attraverso una deformazione espressionistica e l’uso di un colore tumultuoso.
Dalla fine della guerra in poi opera un vero e proprio sganciamento dal vero che la porta verso l’espressionismo astratto, visibile nelle opere esposte alla Biennale di Venezia del 1950. Pur subendone l’influenza, aderisce solo a metà degli anni ’50 al MAC, Movimento per l’Arte Concreta, fondato nel 1948 da Bruno Munari, Atanasio Soldati e Gillo Dorfles.
Nel 1953 inizia l’avventura delle «lettere»: dall’incontro di segni di morte e di vita nasce la serie delle tempere «Lettere e vasi», «Segni del tempo» e «Lungo i valloni di Hill». Negli anni ’60 affronta la fotografia, che ritiene il mezzo ideale per superare «il soggettivismo del segno», e verso la fine del decennio attraversa l’esperienza cinetica. A partire dal 1971 raggiunge l’espressione più alta della sua arte con le incisioni su lastre di rame, in cui l’astrattezza delle lettere si fonde con il linguaggio matematico. Negli anni ’80 passa all’elaborazione di sculture in alluminio.
Il 29 settembre del 2000 l’artista scompare all’età di 91 anni e sceglie di essere cremata. È il termine di un lungo percorso di ricerca che l’ha vista attenta osservatrice e interprete delle nuove correnti artistiche del secolo appena trascorso, attraverso le tecniche più diverse e con un’instancabile voglia di sperimentare.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2003, a firma di Antonella Mastropietro.