Sulla soglia dell’invisibile
Il tempo passa, e neanche ce ne accorgiamo. Gustavo Adolfo Rol, il grande sensitivo che credeva nella natura divina dell’uomo, ha lasciato la vita terrena già da quasi sette anni dopo aver vissuto un’esistenza straordinariamente intensa. Le sue ceneri riposano ora in un’austera urna collocata nel cimitero di San Secondo, vicino a Pinerolo. Dell’iscrizione alla Società della Cremazione non ne aveva mai parlato con nessuno, a parte la moglie. Rol era un uomo estremamente discreto: caso che ha contribuito ad alimentare quell’alone di mistero che lo ha sempre avvolto.
Nato a Torino il 20 giugno 1903, giorno della Consolata alla quale sarà devoto tutta la vita, aveva vissuto per sessantaquattro anni in via Silvio Pellico, proprio davanti al Valentino. La sua famiglia apparteneva alla ricca borghesia torinese. Nel 1926 Gustavo, dopo aver intrapreso la carriera giornalistica, si laureò in Giurisprudenza a Torino; più avanti conseguì pure la laurea in Economia e commercio a Londra e quella in Biologia medica a Parigi.
I primi approcci con il paranormale risalgono al 1927. Proprio nella capitale francese si rese conto di essere in grado di «vedere» il rosso e il nero di un intero mazzo di carte, e la cosa lo spaventò non poco. La sera del 28 luglio 1927 riportò questa oscura frase sulla sua agenda: «Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta nota musicale e il calore. Non cercherò più nulla». In seguito spiegò: «Mi accorsi di aver sviluppato alcune sensibilità del tutto eccezionali, tra cui la capacità di sentire e distinguere, tramite il palmo delle mani, le vibrazioni dei colori».
L’ampia cultura, i modi garbati e la nomea che si fece lo portarono a contatto delle più famose personalità. «Ho incontrato tanta gente», dirà in una delle ultime, rare interviste. «I grandi personaggi di quell’epoca li ho frequentati tutti. Facevamo esperimenti con Benedetto Croce. Ho conosciuto Einstein che batteva le mani come un fanciullo dopo ogni mio cimento.» Gli approcci con il mondo dell’ignoto, quando non avevano il solo scopo di stupire, erano motivati dall’esclusivo desiderio di aiutare il prossimo. Durante l’occupazione di Torino si sobbarcò il compito di trattare con le autorità tedesche per ottenere il rilascio degli ostaggi.
Le «possibilità» di Rol spaziavano dalla lettura dei libri chiusi ai viaggi a ritroso nel tempo, dalla veggenza selettiva all’endoscopia. Egli era poi in grado di materializzare, smaterializzare e spostare a distanza oggetti, di effettuare la scrittura automatica, di prevedere gli eventi futuri e di leggere nel pensiero. Quando qualcuno lo chiamava sensitivo, veggente, medium o spiritista, egli rispondeva di essere una persona qualsiasi. «Tutto quello che sono e faccio viene di là — e intanto indicava il cielo —, noi tutti siamo una parte di Dio.» Per questo si definì «la grondaia che convoglia l’acqua che cade dal tetto. Non è la grondaia che va analizzata, bensì l’acqua e la ragione per la quale quella pioggia si manifesta».
Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2001, a firma di Maurizio Ternavasio.