Ugo Buzzolan, l’inventore della critica televisiva italiana
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Ugo Buzzolan, l’inventore della critica televisiva italiana

1 Settembre 2003
3 min di lettura

Ugo Buzzolan nasce a Thiene il 10 novembre 1924. Dopo aver frequentato il liceo Cavour, tra il 1941 e il 1942, quando è ancora diciottenne, fa le sue prime esperienze di giornalista. Antifascista, dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla guerra partigiana e combatte con la divisione Val Chisone.

Per circa un cinquantennio svolge la professione di giornalista al quotidiano «La Stampa» di Torino, occupandosi di cronaca, teatro, e soprattutto di televisione. È considerato infatti il primo vero critico del piccolo schermo e sin dal novembre del 1958 le sue recensioni e i suoi scritti hanno raccontato più di trent’anni di programmi Rai.

I suoi rapporti con la televisione, in realtà, cominciano già all’inizio degli anni Cinquanta, quando la televisione è ancora nella sua fase sperimentale, e riguardano la stesura di alcune commedie tra cui «La domenica di un fidanzato», che rischia la denuncia per una battuta sul Papa, ed «Eravamo giovani», testo critico sulla condizione matrimoniale. Ma a parte questa breve esperienza tutta la sua carriera è dedicata alla critica televisiva.

Sin dalla fine degli anni Cinquanta Buzzolan insiste sull’importanza della diretta «per far vedere alla gente le cose come stanno». La censura e la libertà in televisione sono i temi centrali delle riflessioni che Buzzolan propone quotidianamente ai lettori; scorrendo la sua rubrica, ritroviamo le battaglie in difesa di Dario Fo durante gli anni di «Canzonissima», quelle per la libertà di satira e per la difesa della cultura, la denuncia della lottizzazione, il «Circolo Pickwick», una trasmissione diretta da Ugo Gregoretti dalla forte impronta antiretorica girata nel 1968, una lucida analisi del venir meno della censura in Rai quando, ultima tra le tv europee, nel 1975 mette in onda per la prima volta il capolavoro di Fellini «La dolce vita».

Tutti i principali protagonisti del piccolo schermo sono stati oggetto del lavoro critico di Ugo Buzzolan, e molti tra questi ne hanno riconosciuto la serietà e la passione: Sergio Zavoli, Beniamino Placido, Ugo Gregoretti, Renzo Arbore, Angelo Guglielmi, Giampaolo Sodano, Pietro Garinei, Luca Ronconi, Piero Chiambretti. Sono considerati i protagonisti del piccolo schermo, e molti tra questi ne hanno riconosciuto la serietà e la passione.

I suoi funerali si svolgono con rito civile con la partecipazione di giornalisti, personaggi della televisione e del teatro, docenti universitari ed ex partigiani suoi compagni della Resistenza. Al cimitero generale il discorso di commiato è tenuto dall’amico Guido Davico Bonino che lo ricorda così: «La lezione più forte che ci ha dato Buzzolan è quella sul piano etico-civile. Rispettoso delle idee di ognuno, egli aveva le sue ben chiare e ferme: non accettava né vezzi né manierismi né coloriture indotte nel proprio credo in una visione libera, laica, democratica e progressiva dell’individuo e della società». Le ceneri si trovano ora al Tempio Crematorio di Torino.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, settembre 2003, a firma di Walter Tucci.

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