Un teschio, una mosca, un fiore
Il tema iconografico della «Vanitas» è trattato principalmente nell’ambito della natura morta olandese e fiamminga del XVII secolo: in esso compaiono oggetti particolari che ricordano e sottendono la vanità e la transitorietà della vita. «Vanitas» significa vanità del tutto, inconsistenza e incomprensibilità di una vita che perde ogni valore se confrontata con la morte. Indicando un decadimento delle cose umane che non sopravvivono alla morte, la «Vanitas» è una sorta di «memento mori».
Ecco dunque lo scheletro accompagnato da diversi attributi (la falce, la vanga, la clessidra), ma ecco anche il teschio, elemento iconografico tipico: indicano la morte corporale e spirituale e ricordano il trascorrere del tempo. Il tempo è capace di livellare la vita e l’attività dell’uomo e, come un giudice imparziale, rende tutti uguali nella morte, senza distinzioni di classi sociali o di sesso.
Il tema non presenta il teschio come oggetto macabro in sé, con l’intento monitore e angosciante tipico dell’iconografia dei secoli precedenti. Non si vuole spaventare, ma solo ricordare e aiutare a capire attraverso l’ausilio della simbologia più intrigante. Il teschio si accompagna ad animali necrofili vivi e morti, a gusci, conchiglie, fiori, frutti, pietra, vetro, porcellana: tutto sta a indicare che la materia è fragile e transitoria.
I fiori, ovviamente, sono tra le più effimere creature della natura. Il fiore che, da piccolo bocciolo, si apre fino a spampanarsi, è un classico esempio di questa tematica. Il fumo, il vapore è un altro simbolo molto diffuso; d’altronde il termine latino «vanitas» si traduce proprio in fumo, vapore, e nella Bibbia si parla dell’uomo come del «vapore dei vapori», per indicarne l’inconsistenza.
Sono esempi di quest’iconografia due opere fiamminghe del Seicento: la Natura morta con vanitas di Harmen Steenwijck, e la Vanitas con sfera di vetro di un anonimo della bottega di Pieter Claesz. Ancor più ricca di simboli è L’Ecclesia, attorniata dai simboli della transitorietà di Jan van Kessel. Nella «Vanitas» sono spesso presenti animali necrofili, quali mosche o serpenti, affiancati al teschio, quasi a ricordare all’uomo quale sarà il destino del suo corpo.
Altre iconografie sono meno angoscianti: frequente la presenza di un puttino accanto al teschio, il putto e la morte, monito sul trascorrere dell’età dell’uomo. Talvolta il tema inserisce l’immagine di una fanciulla che si pettina guardandosi allo specchio: è la vanità che osserva il suo volto da vecchia. Ne è un esempio La Vanità di Tiziano, da cui deriva la frequente «Allegoria delle tre età», diffusissima da Tiziano fino a Klimt. Il tema della «Vanitas», dopo il Seicento, trova ancora esiti settecenteschi, fino a scomparire quasi del tutto nei secoli seguenti.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2003, a firma di Antonella Mastropietro.