Una rivista senza tabù
Editoriali

Una rivista senza tabù

1 Maggio 1995 · di Redazione Confini Magazine
4 min di lettura

Un nuovo tassello. Una rivista di prestigio. Un passo avanti in un disegno culturale che ha radici secolari. E grandi proponimenti per il futuro. La nascita di «Confini» è il segno tangibile di una crescita a tutti i livelli. Anche di idee.

Questa rivista, infatti, fa parte di un progetto ampio e ambizioso, che coinvolge le decine di migliaia di soci della SOCREM di Torino e che è stato sancito nel dicembre del 1993 dall’Assemblea Generale Straordinaria della società. L’obiettivo è quello di favorire (per quanto compete alle nostre forze) l’evoluzione della società italiana, non solo per diffondere la cremazione, intesa come manifestazione di civiltà e di rispetto della dignità umana, ma anche per approfondire il discorso sulla «morte». Senza tabù e pregiudizi.

Nella storia dell’umanità, in qualunque cultura, «pensare» ha sempre significato, anche, «pensare alla morte». Tutte le civiltà hanno dato una particolare rappresentazione della morte, per poterla integrare nella vita comunitaria.

Da tempo la nostra associazione ricorda che il dolore di una perdita e l’angoscia della morte possono essere mitigati solo dalla capacità di trasformare questo evento in qualcosa di meno crudele e insensato. Lo specifico rituale che abbiamo voluto ripristinare, aggiornandolo, è un contributo in questa direzione.

È un tema dai notevoli risvolti sociali, ma che è indispensabile affrontare attraverso una maturazione a livello individuale. L’avvenimento, infatti, è così importante nella nostra vita (forse il più importante, al pari della nascita) che ci condiziona tutti. In definitiva la morte è la vera meta della nostra esistenza. Noi che abbiamo scelto la cremazione, siamo probabilmente più disponibili ad approfondire, senza steccati religiosi, politici e culturali, un tema che è di tutti e di ciascuno poiché coinvolge i sentimenti più intimi dell’uomo. La cremazione è stata definita l’ultimo dono alla vita di chi ama la vita. Siamo infatti convinti che la vita di ogni uomo è sacra. La nostra è una cultura di vita e di amore per la vita.

Questo, a grandi linee, il progetto culturale che oggi si arricchisce con la nascita di questa rivista, ma che è articolato su diverse altre iniziative. Di esse, vanno evidenziati l’«Istituto Cultura e Società Luigi Pagliani» (il dipartimento culturale della nostra associazione) e in particolar modo il Centro Studi «Ariodante Fabretti», che quanto prima diventerà una fondazione ma che già oggi costituisce un punto di riferimento scientifico e culturale, a livello nazionale, per tutti gli studiosi che, in varie discipline, si occupano del complesso intreccio tra gli uomini e la morte.

Tutte queste iniziative hanno in comune la «tolleranza», cioè uno dei cardini dell’esistenza stessa della Società per la Cremazione. Così, su «Confini», verrà dato spazio anche a coloro che, pur non condividendo i valori di fondo della scelta cremazionista, sono disponibili a discutere, a ragionare, ad approfondire un tema che troppo spesso viene evitato o taciuto. Per paura, per abitudine, per un malinteso senso del pudore.

Questa «libertà» è resa possibile anche dal fatto che la SOCREM di Torino è un Ente Morale, che non ha nessun interesse economico da difendere e non fruisce di alcuna sovvenzione esterna.

Per sostenere lo sforzo editoriale di questa rivista, per mantenerla ad un livello qualitativo il più alto possibile, la SOCREM di Torino conta solo sulle proprie risorse. E sul concreto appoggio dei soci e dei lettori. Che questo appoggio ci sarà, non abbiamo dubbi. «Confini» non nasce dal nulla. Porta con sé l’esperienza triennale di una pubblicazione nata per soddisfare le esigenze interne di informazione dei soci. E che è andata via via sviluppandosi sotto la spinta degli interessi che i lettori ci hanno comunicato con le loro lettere, con le loro telefonate.

Era nostro dovere rispondere a queste richieste. Lo abbiamo fatto con serietà e con impegno. Il risultato è questa rivista. Che migliorerà ancora nel tempo, ma di cui siamo già orgogliosi.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, maggio 1995, a firma di Luciano Scagliarini.

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