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1 Gennaio 2001
4 min di lettura

Fra i molti servizi di questo numero alcuni meritano una particolare attenzione da parte dei lettori.

Continua innanzitutto la serie delle interviste a personaggi eminenti del mondo della cultura sul tema della morte e della cremazione. Tocca a Tullio Regge — uno scienziato troppo noto per aver bisogno di essere presentato — dirci cosa pensa di questi due temi cruciali.

L’attualità è ben rappresentata da un servizio che tratta un tema affrontato recentemente anche dai quotidiani, grazie anche alle coraggiose prese di posizione del ministro Veronesi: quello delle cure palliative, cioè di quell’insieme di pratiche destinate ad alleviare la sofferenza di chi è affetto da malattie ormai in fase terminale.

La nostra costante riflessione sul rito si arricchisce poi di un bell’intervento del nostro Presidente Luciano Scagliarini, che ritorna da par suo sulla necessità di lavorare su quel delicato ed essenziale momento da cui comincia l’elaborazione del lutto. E sul lutto «Confini» ospita un lungo e approfondito saggio di uno dei massimi studiosi dell’argomento, il francese Michel Vovelle: da leggere e assimilare con la cura che merita.

Ma con questo numero «Confini» avvia anche un confronto con il dibattito che agita oggi l’universo cremazionista. Siamo in una delicatissima fase di passaggio; sta cambiando il quadro legislativo, è cambiata la mentalità, sono cambiati i comportamenti che hanno alimentato più di un secolo di storia della cremazione in Italia.

Nell’articolo dell’ingegner Fogli emerge una rassegna puntuale dei punti più significativi del progetto di nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria attualmente in discussione. È un provvedimento importante, perché è destinato a fissare l’ambito istituzionale in cui in futuro si dovrà collocare la cremazione. Ma proprio l’articolo di Fogli sottolinea al suo interno alcuni nodi concettuali che vale la pena affrontare.

1) Il provvedimento prescinde totalmente dalle Socrem, il cui destino è laconicamente indicato con un’unica parola: sparizione. Questo eccesso di frettolosità maschera la totale inconsapevolezza della assoluta modernità dell’associazionismo cremazionista: affidare un servizio così delicato come quello riferito al momento della morte alle Socrem, enti morali senza fini di lucro e per di più in grado di garantire un servizio scrupoloso e attento, è una soluzione quasi avveniristica, proprio per la sua capacità di coniugare il non profit con l’efficienza e il rifiuto di ogni tentazione speculativa sulla morte.

2) Il provvedimento intende abolire la gratuità della cremazione, che, come scrive Fogli, «risulta un buco per le entrate cimiteriali dei Comuni». In questo modo la cremazione viene discriminata nei confronti dell’inumazione, che continua a essere gratuita. Inoltre c’è un paradosso da sciogliere: alla cremazione si riconosce il vantaggio di un drastico abbattimento dei costi a carico della collettività, a partire dai trasporti funebri per finire alla gestione dei cimiteri e alla soluzione di tutti i problemi legati alla loro capienza. Non basta quanto si risparmia in tutte queste «voci» per garantire le risorse economiche necessarie al mantenimento della gratuità, assicurando la continuità di quella che lo stesso Fogli definisce «una grande opportunità economica offerta al cittadino»?

3) Si lamenta giustamente il ritardo con cui la cremazione si sviluppa nel Sud. E si auspica in questo senso l’intervento della Chiesa per rimuovere gli ostacoli religiosi alla pratica cremazionista. Questo è un altro paradosso. Nella cremazione come servizio pubblico è implicito il riconoscimento di un forte interesse dello Stato (in quanto comunità di cittadini) verso questa pratica; uno Stato aconfessionale, laico, non può delegare a nessun altro soggetto istituzionale di natura religiosa i propri compiti civili. Il ruolo delle istituzioni è proprio questo: assicurare il bene comune intervenendo là dove la società civile, da sola, non riesce a essere dinamica e progettuale.

4) Chiamando in causa il fattore religioso, Fogli riconosce di fatto l’importanza dei valori civili e culturali che hanno assicurato finora lo sviluppo della cremazione in Italia. In questo senso, decretare una frettolosa sparizione delle Socrem e dell’associazionismo cremazionista, e quindi proprio del mondo depositario e propugnatore di quei valori, sembra non solo paradossale ma anche inutilmente punitivo verso uno dei settori di volontariato civile più vivaci e ricchi di fermenti morali.

Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2001, a firma di Redazione.

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