La memoria è la sola cosa che conta
Tullio Regge è docente di Teoria quantistica della materia al Politecnico di Torino. Dal 1964 al 1969 è stato membro dell’Institute for Advanced Study. È membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia dei XL, dell’Accademia Cilena di Scienze e della American Philosophical Society. Ha ricevuto numerosi premi, fra i quali, nel 1964, il Dannie Heineman dell’American Physical Society; la Medaglia Einstein, nel 1979, della Fondazione Lévi-Strauss. Dal 1989 al 1994 è stato eurodeputato.
Professor Regge, è favorevole alla diffusione della cremazione?
Sono favorevole, sì. Personalmente non mi sono ancora iscritto, ma ho intenzione di farlo. Mi è venuto in mente quando un tassista mi ha raccontato di aver iscritto la sua compagna alla Società per la cremazione, per semplificare il rispetto delle sue volontà, ed ho cominciato a rifletterci.
A cosa riconduce questa sua opzione? A ragioni di carattere personale o sociale? Ritiene che la cremazione sia più ecologica della sepoltura?
No, non credo che una salma sepolta possa creare problemi ecologici. Piuttosto, mentre l’opinione pubblica è ancora molto legata ai resti mortali, io sono convinto che l’unica vera tomba sia il ricordo. La durata dei resti mortali sotto terra è un’illusione, anche le tombe si cancellano. Da vari anni la Socrem di Torino offre ai cittadini che scelgono la cremazione un rito laico di commiato prima della separazione dalle spoglie dei loro cari. Si tratta di una cerimonia essenziale, nella misura in cui i suoi ingredienti sono la lettura di brani poetici o letterari.
Il rito della Chiesa, certo, ha un indubbio vantaggio su tutti gli altri, ed è il fatto che è sperimentato da duemila anni. Oggi, tuttavia, accade che venga accettato senza essere sentito, così che resta qualcosa di formale. Insomma, il vero rito è la memoria che lasciamo nelle persone che ci sopravvivono. La memoria è l’unica cosa che conta.
E le pare che la cremazione abbia in sé questo significato, del prevalere della memoria?
Sì. Inoltre, c’è una cosa che mi preme sottolineare a proposito della cremazione. Il fatto che la Chiesa abbia accettato la cremazione è molto importante, oltre che in sé e per sé, anche per un’altra ragione: perché questo l’ha portata ad accogliere anche ciò che logicamente ne derivava, il trapianto di organi, che ha salvato e può salvare la vita di molte persone. La stessa cosa mi auguro accada per quanto riguarda l’uso delle cellule staminali, di cui si sta discutendo nella comunità scientifica e nel Paese.
Vorrei citare a questo proposito San Tommaso, che definisce l’uomo un «individuo raziocinante»: ora, dire individuo significa affermare, seguendo l’etimologia, che qualcosa è indivisibile. Ora, l’embrione, dopo la fecondazione, non è indivisibile — perché è un insieme di cellule indifferenziate; e neppure si può affermare che sia raziocinante, poiché non ha ancora formato alcun tessuto nervoso, che comincia a costituirsi dopo il quattordicesimo giorno. Ma le cellule staminali verrebbero utilizzate prima. Quindi, anche dal punto di vista di Tommaso, non possono essere definite individui, meno che mai uomini. Insomma, io credo che le cellule staminali siano una sorta di limbo temporale della santità: quelle non sono ancora un uomo, quello non lo è più. Pertanto ritengo che la ricerca possa andare avanti.
Articolo pubblicato originariamente in Confini, gennaio 2001, a firma di Redazione.